shutterstock 1984197080 GLe aree più colpite da questa patologia sono l’ileo (ultima porzione dell’intestino tenue) e il colon, ma nel bambino non sono rare le forme che interessano anche il cavo orale, lo stomaco, l’esofago, il duodeno. La malattia di Crohn è una malattia cronica, ovvero una malattia che accompagna la persona nel corso della sua vita da cui non è possibile guarire completamente, ma un corretto stile di vita e opportuni trattamenti consentono a bambini ed adulti di ridurre al minimo l’impatto della patologia sulla vita quotidiana. La Malattia di Crohn alterna periodi in cui l’infiammazione si presenta in forma acuta a periodi silenti – a volte anche lunghi – in cui non si avvertono sintomi.

I sintomi della Malattia di Crohn variano in funzione della localizzazione e della severità dell’infiammazione. In genere, si possono suddividere in due grandi categorie:

1.GASTROINTESTINALI

-nausea, vomito;

-diarrea cronica e occasionale con possibile presenza di sangue nelle feci;

-dolori/crampi addominali;

-meteorismo/flatulenza (sviluppo di gas a livello addominale);

-afte e fistole.

2. NON GASTROINTESTINALI  :

-stanchezza e affaticamento generalizzato;

-riduzione dell’appetito e perdita di peso;

-ritardo nella crescita;

-sintomi a carico dell’apparato circolatorio;

-sintomi a carico dell’apparato respiratorio (tosse, naso gocciolante, difficoltà respiratoria);

-sintomi a carico dell’apparato neurologico (capogiri, vertigini);

-sintomi a carico del cavo orofaringeo (gonfiore delle labbra, secchezza -della bocca, voce rauca);

Proprio il carattere non specifico dei sintomi, facilmente riconducibili a condizioni cliniche diverse, può causare un ritardo nella diagnosi della Malattia di Crohn.

I fattori di rischio sono:

-giovane età: la malattia può fare la sua comparsa a qualsiasi età – si rilevano casi di prime diagnosi sia in bambini e adolescenti sia in anziani (dopo i 65 anni) – la malattia insorge prevalentemente tra i 18 e i 30 anni.

-razza bianca: le persone di razza bianca hanno una probabilità di sviluppare la malattia con una frequenza 4 volte superiore a quella di altre etnie.

-familiarità: La MdC non è una malattia ereditaria. Tuttavia, come altre malattie autoimmuni, mostra una tendenza alla familiarità. Ad esempio si rileva una maggiore incidenza (20%) di MdC in chi ha un parente di primo grado che ne è affetto, così come nello stesso ambito familiare si può riscontrare la presenza di diverse malattie autoimmuni (MdC, artrite, tiroidite ecc.)

-fumo: è stato dimostrato che la Malattia di Crohn colpisce maggiormente i fumatori rispetto ai non fumatori; il fumo aggrava inoltre la patologia e aumenta il rischio di doversi sottoporre ad intervento chirurgico.

-ambiente: la Malattia di Crohn è diffusa principalmente nei Paesi industrializzati e occidentali.

Se non adeguatamente trattata, può presentare una serie di complicanze, tra cui le principali sono:

-occlusione intestinale: è la complicanza più frequente in cui l’infiammazione cronica a carico delle mucose causa restringimenti del cavo intestinale (stenosi) con ostruzione parziale o totale del transito intestinale. In questi casi, si interviene con terapia medica ma, più frequentemente, con trattamento chirurgico.

-ascesso perianale: le fistole perianali possono infettarsi e causare dolore e febbre rendendo necessaria una terapia antibiotica e spesso anche chirurgica.

-perforazione intestinale: in fasi particolarmente acute e gravi della malattia, il processo infiammatorio produce ulcerazioni che, se di dimensioni importanti, possono portare alla perforazione della parete dell’intestino.

La prevenzione è importante per evitare complicanze drastiche che possono portare alla setticemia e in casi più gravi all’ exitus.